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Pressurizzazione di bottiglie PET/PVC e lattine in alluminio

La pressurizzazione dei contenitori alimentari è eseguita in funzione del tipo di imballaggio finale.

Nel caso di bottiglie in PET/PVC la tecnologia si basa sul principio che l’azoto gassoso in condizioni di sovrasaturazione in un liquido non desorbe istantaneamente una volta che la pressione ritorna a quella atmosferica.

Il desorbimento avviene in un tempo tale da consentire la tappatura della bottiglia creando così al suo interno una leggera sovrapressione.

Vantaggi: Le bottiglie che hanno subito questo trattamento hanno una maggiore resistenza meccanica.

Ne deriva:

  • un possibilità di riduzione dei costi di immagazzinaggio tramite una pallettizazione di più strati di bottiglie
  • una maggiore stabilità durante la fase di trasporto
  • una riduzione del tenore di ossigeno nello spazio di testa
  • una possibilità di riduzione della grammatura della bottiglia.

Materiali: la linea di imbottigliamento deve essere predisposta con un saturatore di CO2.

E’ possibile utilizzare le linee di alimentazione CO2 per iniettare l’azoto. I punti di iniezione dell’azoto sono due: 

  • nel saturatore
  • nella campana dell’imbottigliatrice.

Consumi:

  • il consumo specifico di N2 è: 0,003 m3/l bevanda
  • pressione di utilizzo N2: 3 – 4 bar al saturatore.

Nel caso di lattine in alluminio (es. tè, bevande non gasate) l’applicazione di pressurizzazione degli imballaggi consiste nel posizionare una goccia di Aligal Drink 1 nella lattina prima della graffatura. L’azoto passa dalla fase liquida alla fase gassosa conferendo rigidità alla confezione.

Materiali: Nitrodose Vacuum Barrier System (Droppel).