La maggior parte del vetro piano nel mondo è prodotto con il processo "Float", sviluppato dalla Pilkington nei primi anni ’60; una linea di produzione tipicamente produce tra 350 e 750 t/g di vetro. Il cuore del processo è il bagno di stagno sul quale il vetro fuso in uscita dal forno si adagia, formando una superficie orizzontale uniforme e liscia. Il vetro si raffredda poi lentamente fino a raggiungere la temperatura di indurimento, per passare poi al forno di ricottura ed alle operazioni successive.
Lo stagno liquido, che è a temperatura compresa tra quella del vetro all’ingresso (più di 1000°C) e circa 500 °C, tende ad ossidarsi, creando particelle di ossido di stagno, che galleggiano e provocano difetti sulla superficie del vetro.
Per ovviare questo inconveniente, il bagno di stagno è realizzato in un ambiente chiuso, nel quale si mantiene un’atmosfera riducente, ottenuta da una miscela di azoto e di idrogeno.
Una tipica linea di produzione float consuma tra 1200 e 1500 Nm3/h di azoto ad alta purezza e tra 60 e 100 Nm3/h di idrogeno. La portata di idrogeno è regolata in base alla quantità di ossigeno e di zolfo trascinata nel "float" dal vetro. L’azoto serve come agente diluente per l’idrogeno.
L’azoto viene spesso prodotto con impianti criogenici on-site, mentre l’idrogeno viene spesso rifornito con carri bombolai.
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